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A. Baracca: La pace vale uno scudo!

La pace vale uno Scudo!

Angelo Baracca. Contributo al dibattito collettivo: aggiornato al 2 gennaio 2009

Una ricetta per il disastro

Uno Scudo si aggira per l’Europa! Abbiamo percepito la sua minaccia, lotteremo contro di esso con tutte le forze. Ma non facciamoci illusioni. Non solo perché abbiamo visto fin dove può arrivare l’arroganza del potere, ma soprattutto perché lo Scudo (questo Scudo) non è che un passo, una componente di un sistema militare non solo statunitense, ma mondiale, che ci porta sempre più vicini alla catastrofe! Il sangue versato a Gaza è ancora fresco, ma quell’azione rivela il vero segno – certo il più spietato – di un sistema di relazioni mondiali che, con l’incalzare della crisi finanziaria ed economica e della crisi ambientale e delle risorse, ha come unico cinico scopo la salvaguardia e il rafforzamento delle posizioni di potere. Il sangue versato a Mumbai si è raggrumato, ma solo la scandalosa complicità degli organi di (dis)informazione con il potere occulta alla sudditanza pubblica l’asse perverso che dagli anni ’90 si è stabilito tra New Delhi, Tel Aviv e Washington (la rete di complicità si irradia anche alle radici dei corrotti stati arabi, se è vero che l’offensiva militare israeliana a Gaza è stata preannunciata dal capo dei servizi segreti egiziani, Gen. Suleiman!).

A nessuno sfugge come quel “Grande Gioco” che dall’Ottocento ruotava sull’Afghanistan sia divenuto la sfida per il controllo dell’Asia sud-orientale, delle sue risorse, dei suoi corridoi, del suo ruolo strategico: l’India è schierata con la NATO e Kabul (e ricompensata dall’Accordo di cooperazione nucleare con gli USA, che è anche un intenzionale siluro contro il regime di non proliferazione nucleare), il Pakistan si trova a fornire rifugio ai talebani e ad essere oggetto delle violazioni della propria sovranità dalle sanguinose incursioni statunitensi. C’è qualche piccolo dettaglio che rende questa miscela sempre più esplosiva: le 60 o più testate nucleari pachistane sono in mano ai militari, il paese è sempre più a rischio di implosione, con un Servizio Segreto che sembra più potente dello Stato, e l’India oltre ad avere altrettante o più testate nucleari si sta dotando di . . . indovinate: difese missilistiche! Le quali, con tempi di volo dei missili tra i due paesi di pochi minuti, renderanno i rischi di guerra nucleare per errore una vera ricetta per il disastro; tutti gli analisti hanno sempre pensato che sia molto difficile che una guerra nucleare possa rimanere limitata.

Le grandi crisi mondiali nel corso della storia sono spesso sfociate in cataclismi mondiali. Non dimentichiamo che la Seconda Guerra Mondiale è costata più di 55 milioni di morti (avete mai pensato che è circa il 3/100 della popolazione mondiale nel 1940?): non è chiaro se dopo una Terza Guerra Mondiale rimarrebbe qualcuno che conti le vittime!



Vorrei cercare di portare un modesto contributo a una riflessione e a qualche informazione più generali su questo sistema mondiale, perché ormai mondiali sono i problemi. Comincerei col riportare alcuni passi di un articolo del Bulletin of the Atomic Scientists di Hugh Gusterson del 24 settembre, che mi sembra cogliere in maniera sintetica il diabolico intreccio di tutti i problemi:

«Are we at least doing a better job of keeping World War III or a nuclear calamity at bay? I think not. The wars in Iraq and Afghanistan show that we have already, sooner than I would have thought possible, unlearned the main lesson of Vietnam--that occupying faraway countries usually ends badly. (This lesson was articulated in the so-called Powell Doctrine back when former Secretary of State Colin Powell was a reasonable person.) U.S. troops are now involved in direct military attacks against the territory of a nuclear power, Pakistan. Thus, Washington is violating a principal rule of the road the two superpowers worked out during the Cold War: Never let the troops of two nuclear powers engage one another directly.

In addition, Washington is going to extraordinary lengths to weaken the Nuclear Non-Proliferation Treaty so that U.S. companies can reap the short-term financial benefits of selling nuclear fuel and technology to India. Ignoring the advice of many arms control experts, the five U.S. presidential administrations in power since the end of the Cold War have been slow to secure loose nuclear material and reduce the number of nuclear weapons in the world, and have failed to de-alert nuclear weapons still on hair-trigger alert or negotiate a fissile material cut-off treaty. Not to mention, the air force has become so careless about nuclear safety that it recently flew nuclear-armed cruise missiles around the country without realizing it.

Then there's the matter of Russia. George H. W. Bush and Mikhail Gorbachev had a handshake agreement that NATO wouldn't expand to Russia's borders if the Soviets allowed Eastern Europe to go free. But in one of the most short-sighted and dishonorable decisions in recent U.S. history, Bill Clinton and George W. Bush found it convenient to violate this agreement. Currently, Washington is busy absorbing Russia's former allies into NATO and building military bases and missile interceptor sites close to Russian territory. This is the military equivalent of building a financial empire based on credit default swaps».



Una polveriera con la miccia accesa Prima di passare agli aspetti specificamente militari (arsenali nucleari, difese missilistiche, ecc,), che rischiamo di portarci a privilegiare un piano “tecnico”, mi sembra opportuno richiamare ancora l’attenzione sull’allarmante quadro mondiale, poiché sono le crescenti tensioni internazionali e gli scontri per l’egemonia o il controllo delle risorse a rendere ancora più inquietante il rischio di una guerra nucleare.

Il focolaio di tensioni sempre più esplosive è costituito dalla regione che va dal Caucaso, al Medio Oriente e a tutta l’Asia Sud Orientale: un’area alla quale Zbigniew Brzezinski si riferiva con un termine molto eloquente di “Balcani Eurasiatici”. La mappa della fig. 1 è solo un esempio degli esercizi di “distruzione creativa” , il cinico “Risiko” che si gioca nei circoli del potere (si notino in particolare il dimezzamento del Pakistan e lo smembramento dell’Arabia Saudita). Condoleezza Rice qualificò la guerra di Israele al Libano dell’estate 2006 come un passo verso un “nuovo Medio Oriente”. Il sanguinario attacco israeliano a Gaza ribadisce la linea intransigente di piegare le popolazioni arabe a leadership politiche servili. Ma autorevoli politici hanno avanzato l’ipotesi che il sistema degli Stati mediorientali possa disintegrarsi.



Fig. 1. MAP OF THE NEW MIDDLE EAST. Note: The following map was prepared by Lieutenant-Colonel Ralph Peters. It was published in the Armed Forces Journal in June 2006, Peters is a retired colonel of the U.S. National War Academy. (Map Copyright Lieutenant-Colonel Ralph Peters 2006).

Although the map does not officially reflect Pentagon doctrine, it has been used in a training program at NATO's Defense College for senior military officers. This map, as well as other similar maps, has most probably been used at the National War Academy as well as in military planning circles (Fonte: http://www.globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=3882).



Il raid di Israele in Siria del 6 settembre 2007 fu un campanello d’allarme anche in relazione a possibili azioni militari contro l’Iran. E mentre la guerra in Afghanistan sembra fuori controllo, Obama sembra intenzionato a rafforzare l’intervento americano, ed anche il suo orientamento rispetto all’Iran desta molta preoccupazione: alla vigilia delle elezioni statunitensi infatti il New York Times rese noto l'emergere di un consenso bipartisan su una strategia aggressiva. Infatti, un rapporto di settembre del Bipartisan Policy Center (di cui fanno parte il consigliere di Obama sul Medio Oriente, Dennis Ross, noto per la sua linea aggressiva, e altri consulenti per la politica estera e la difesa) dichiara riferendosi alla nuova Amministrazione, con un linguaggio simile a quello di Bush: «Crediamo che un attacco militare sia un'opzione concreta e debba rimanere l'estremo rimedio per ritardare il programma nucleare iraniano» ; tale attacco militare «avrebbe come obiettivo non solo le infrastrutture nucleari iraniane, ma anche la sua infrastruttura militare convenzionale, al fine di impedire una risposta iraniana», proponendo che gli USA rafforzino immediatamente la propria presenza militare nel Golfo Persico.

Rimane un’incognita quella che sarà la politica della nuova Amministrazione verso la Russia, e nella NATO (nella scadenza cruciale del cinquantenario dell’Alleanza il prossimo anno). La pericolosità della politica di pressione militare sui confini della Russia è emersa in tutta la sua gravità nella crisi del Caucaso dell’agosto 2008, che ha opposto uno Stato nucleare, la Russia, ad uno, la Georgia, che per poco non era entrato qualche mese prima in un’Alleanza che fa affidamento anch’essa sulle armi nucleari. Oggi l’Ucraina è sempre più a rischio di implosione. Ma dietro quella guerra vi erano vi era anche il grande problema delle risorse petrolifere e i grandi progetti degli oleodotti dal mar Caspio . La sopportazione di Mosca è messa a dura prova. E potrebbero risentirne anche l’accordo di cooperazione nucleare e l’intero processo di disarmo nucleare, per quanto oggi rallentato . L’attacco militare a Mumbai rischia di mettere in crisi i faticosi negoziati di distensione tra India e Pakistan e di aprire la strada ad un governo indiano più radicale. Quanto alle incursioni statunitensi in territorio pachistano, l’opinione pubblica americana è manipolata, e in maggioranza considera con favore gli attacchi per eliminare i terroristi.

È assai probabile che i paesi al centro di queste crisi abbiano la volontà di evitare il ricorso estremo alle armi nucleari: ma il succedersi degli eventi può superare qualsiasi capacità di previsione, queste armi possono costituire una tentazione molto forte, o disperata, mentre strutture militari sempre più sofisticate, diversificate e complesse formano un sistema intrinsecamente sempre meno controllabile.



Arsenali, sistemi e strategie nucleari Ecco perché sono convinto, in particolare, che i dati quantitativi sulle riduzioni numeriche delle testate negli arsenali mondiali possano risultare anche fuorvianti. Non solo perché è difficile capire se, rispetto alle circa 70.000 testate che avevano costituito il massimo mondiale verso il 1986, oggi (anche a prescindere dalle incertezze) dobbiamo contare circa 10.000 testate strategiche schierate operative, o sia piuttosto più corretto riferirsi a un totale di 20.000-25.000 che comprendono testate tattiche, testate inattive di risposta, testate in attesa di smantellamento (quante di queste potrebbero in caso di emergenza venire reinserite nell’arsenale operativo?); o se nel fatidico 2012, scadenza del trattato SORT , faranno fede per gli USA le 2.200 testate operative conteggiate per il trattato, o dovremo invece preoccuparci che ne rimarranno più di 5.000, e che per smantellare quelle rimosse si dovrà aspettare per lo meno il 2023! Le incertezze sono ancora più grandi per la Russia , che ha un numero sconosciuto (più di 2.000?) di testate tattiche (rimosse ma non smantellate in base al trattato INF del 1987, e per le quali è stato velatamente minacciato di riportarle nell’arsenale operativo come risposta allo Scudo missilistico statunitense), e le cui capacità di smantellamento delle testate sono ancor più ridotte.

Ma al di là della problematicità dei dati quantitativi (facilmente reperibili in Internet), il punto che mi sembra cruciale è che a fronte di queste diminuzioni “relative” vi è stata una modernizzazione, complessificazione, flessibilizzazione, articolazione del sistema, che lo rende molto più efficiente e micidiale. Si tenga presente che vengono ancora mantenuti aspetti della dottrina nucleare della Guerra Fredda che determinano forti tensioni e aggravano i rischi di guerra nucleare per errore, in primo luogo il mantenimento di un grande numero di testate nucleari in stato di allerta, pronte al lancio (launch on warning) e puntate su obiettivi strategici dell’altro paese : una delle misure che vengono raccomandate con più urgenza per allentare la tensione nucleare, prima ancora di ulteriori riduzioni quantitative, è la riduzione dello stato di allerta delle testate .

Dopo che nel 2001 la Nuclear Posture Review aveva “sdoganato” gli armamenti nucleari – come armi da usare, sullo stesso piano degli altri componenti del sistema militare (gli USA non hanno mai accettato la dottrina del no-first-use) – il documento più recente , del settembre 2008, «riconferma l’“essenziale e duratura” importanza degli armamenti nucleari», insistendo su «un arsenale nucleare secondo a nessuno», con «nuove testate che possano adattarsi a necessità mutevoli», la capacità «della forza schierata operativa, della sua struttura, e dell’infrastruttura nucleare di supporto di fronteggiare uno spettro di obiettivi politici e militari», «rafforzando in modo fondamentale le nuove capacità» convenzionali e antimissilistiche. È dunque fondamentale la «straordinaria flessibilità che è stata aggiunta al sistema di pianificazione nucleare … la capacità flessibile … di puntare o ridirigere rapidamente le testate in scenari pianificati in modo adattativo. … Non è più necessario “vincolare” intere sezioni della forza a un particolare scenario o gruppo di bersagli»: il piano più flessibile esistente oggi (1.700-2.200 testate strategiche operative per il 2012) è «una famiglia di piani applicabili a un insieme più ampio di scenari» con «opzioni più flessibili» per l’uso potenziale «in un insieme più ampio di eventualità». La conclusione cui giunge Kristensen è allarmante: «Il messaggio centrale del documento sembra essere che due decenni di declino nucleare stanno giungendo al termine e che tutti gli stati nucleari manterranno, daranno priorità, e modernizzeranno le loro forze nucleari per un futuro indefinito»!



Ma quanti begli Scudi madama Dorè Nel contesto che abbiamo delineato, anche per il problema dello “Scudo” la prima cosa da sottolineare è che di “Scudi” ne esistono tanti, sia come collocazione geografica, sia come tecnologia e funzioni: un sistema, anche qui, molto articolato e flessibile. (Può essere interessante ricordare che l’origine dei progetti di difesa missilistica può essere fatta risalire al programma missilistico dei nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale , e fu ispirandosi a questi piani che dopo la guerra l’Air Force avviò studi per intercettori capaci di distruggere missili balistici) In primo luogo, i progetti statunitensi non si limitano all’Europa: il Pentagono ha creato sei basi militari permanenti in Afghanistan lungo il confine interno con la Cina, e lungo la costa cinese i cacciatorpediniere Aegis sono schierati in Giappone, Corea del Sud, Australia, e forse Taiwan.

In secondo luogo, lo “Scudo” contro il quale ci mobilitiamo non è che uno dei tanti componenti di un sistema estremamente complesso di layered missile defense, una difesa “a strati”, che sembra delineare una nuova frontiera della guerra del futuro, che si sta per diffondendo a tutti i paesi, non solo nucleari: sembra ripetersi quello che accadde alla fine degli anni ’50 quando vennero sviluppati i missili balistici, che poi hanno rivoluzionato arsenali e strategie rispetto alla prima fase in cui le testate nucleari erano solo “a gravità”, trasportate unicamente dai bombardieri strategici.

L’architettura del sistema che si prospetta è estremamente complessa: si prevedono difese missilistiche (Ballistic Missile Defense, BMD) strategiche, tattiche, di teatro; ed inoltre destinate ad intercettare i missili di un attacco nucleare nelle distinte fasi di volo. Proviamo a procedere per gradi, per capire come si inquadrano i componenti dello “Scudo” che si vogliono schierare in Europa. Uno schizzo generale. L’”occhio” del sistema è costituito dal System-Low-the-missile-warning e dai satelliti a raggi infrarossi destinati a seguire la traiettoria. I progetti principali sono:

due della Marina, il Navy Area Theater Ballistic Missile Defense, e il Navy Theater Wide; due dell’Esercito, il THAAD (Theater High Altitude Area Defense), e il sistema Patriot PAC-3; due dell’Aviazione: l’Airborne Laser, e lo Space Based Laser (basato invece nello spazio).

Ma l’Esercito ha altri due programmi, il Tactical High Energy Laser, e la protezione mobile per le truppe Medium Extended Air Defense. Vi sono poi due programmi sviluppati per conto di Israele: la difesa di teatro Arrow ed un laser anti-missile. Vi sono ancora il sistema di satelliti di allarme SBIRS-High, la rete Cooperative Engagement Capability della Marina per la gestione del campo, e molti altri progetti collaterali. Vi sono poi navi da guerra equipaggiate con il citato sistema Aegis di gestione del campo di battaglia ed i missili intercettori SM-3, per colpire missili a corto e medio raggio. Classificazione degli intercettatori per le diverse fasi di volo dei missili, e dei sensori (dic. 2007)

a) Intercettori

Fase terminale:

Patriot Advanced Capability-3 (AC-3): destinato alla difesa contro missili balistici a corto raggio (ma anche aerei e cruise): consiste in lanciatori (da terra o dall’aria) con testata esplosiva. È il più maturo tecnologicamente del sistema BMD, 712 missili schierati nel 2008.

Terminal High Altitude Area Defence (THAAD): con capacità di intercettazione sia fuori che dentro l’atmosfera: lanciatori montati su camion, dotati di intercettore “hit-to-kill”. Test eseguiti nel 2007, prime unità previste nel 2009.

Fase intermedia (mid-course):

Ground Based Mid Course Defence (GMD): è questo il sistema che si vuole schierare in Polonia e Repubblica Ceca. Intercettori a più stadi basati a terra, dotati di un “kill vehicle” esoatmosferico, corredati da radar traccianti basati a terra o in mare e sistemi di Controllo di Fuoco e Comunicazione (GFC/C). Schierati 40 missili in Alaska, 4 in California, previsti 10 in Polonia, 2011.

Aegis Ballistic Missile Defense: lanciato da navi equipaggiate con apposito radar, per intercettare, mediante “hit-to-kill”, missili a breve e medio raggio. Erano previsti per la fine del 2008 3 cruisers e 13 destroyers equipaggiati con sistema Aegis. Sviluppo previsto nel 2013 per intercettare missili intercontinentali (ICBM).

Multiple Kill Vehicle (MKV): intercettori a lungo raggio con “kill vehicle” esoatmosferici per intercettare ecolpire testate multiple e contromisure. Capacità operativa prevista per il 2014.

Fase di spinta (boost):

Airborne Laser (ABL): Boeing 747 modificato, son super-laser per distruggere missili in salita riscaldando il metallo. Previsti test decisivi 2009. Kinetic Energy Interceptor (KEI): intercettore “fast-burn” mobile basato a terra o in mare vicino a un sito di lancio nemico. Test in corso, capacità operativa da determinare.

b) Sensori: per individuazione, tracciamento missili, puntamento, allarme precoce.

Radar Sea- Based X-band (SBX): testato per GMD nel 2007. Da schierare in Alaska.

Radar AN/TPY-2: parte del THAAD, attivo dal 2006. Space Tracking and Surveillance System (STSS): prima noto come SBIRS-Low, satelliti su orbita bassa, 2 previsti nel 2008.

Space-based Infrared System-High (SBIRS-High): satelliti su orbita alta. Previsto 2008 Upgraded Early-Warning Radar (UEWR): radar per allarme precoce migliorato.



Da questo quadro mancano alcuni dei sistemi citati in precedenza: di fatto nel 2006-2008 la US Missile Defense Agency (MDA) si è focalizzata sullo sviluppo dei progetti iniziati nel 2004, proseguendo la ricerca per colmare i vuoti e aggiungere dopo il 2012 nuovi sistemi, quali appunto intercettori per la fase di spinta (Airborne Laser, Kinetic Energy Interveptor), per la fase terminale (THAAD), e il Multiple Kill Vehicle. Questo dimostra ulteriormente che le riduzioni degli arsenali nucleari per quella data non corrispondono affatto a programmi di disarmo, ma alla modernizzazione, integrazione e potenziamento del sistema aggressivo nel suo complesso! A fine 2007 era avvenuta l’installazione preliminare di quattro sistemi: missili di difesa basati a terra per la fase intermedia (GMD, la componente centrale di difesa dai missili a lungo raggio: 22 in Alaska, 3 in California), sistemi Aegis (flotta del Pacifico) e Patriot (esercito in tutto il mondo) e sistemi di Comando, Controllo, Gestione della battaglia e Comunicazioni (C2BMC). Nel 2006 vi furono polemiche sul’attendibilità dei test e le reali capacità del sistema.

É ovvio che gli interessi economici in gioco sono colossali! I finanziamenti della MDA sono passati da $ 6.700 milioni nel 2003 a 9.400 nel 2007, e la proiezione per il 2009-2013 si aggira sui 56.700 (non includono i fondi Defense-Wide Resources): si valuta che dalla metà degli anni ’80 gli USA abbiano speso % 107 miliardi per la difesa missilistica!

v Tabella. I primi dieci contractors per le difese antimissilistiche, 2001-2004 (in miliardi di $) Fonte: Federal Prime Contracts: Fiscal Year 2004 (Fairfax, Virginia: Eagle Eye Publishers, 2005).



COMPAGNIA 2001 2002 2003 2004 TOTALE Boeing $1,350 $2,090 $2,060 $2,930 $8,436 Lockheed Martin $557 $1,420 $403 $1,220 $3,601 Raytheon $225 $434 $655 $647 $1,962 Northrop Grumman $104 $131 $190 $534 $960 Computer Sciences Corp. $169 $163 $224 $187 $743 BAE Systems $78 $84 $92 $93 $347 Sparta $52 $48 $87 $77 $264 L-3 $56 $57 $43 $50 $206 Teledyne $36 $51 $58 $58 $203 SAIC $47 $35 $70 $17 $169



La mia modesta opinione è che sarà molto difficile arrestare una deriva e un salto qualitativo del sistema militare di queste dimensioni! Che oltre tutto non solo è in corso d’opera, ma sta dilagando a tutte le maggiori potenze militari: l’Europa non è che un caso. Questa considerazione ovviamente non significa che non si debbano moltiplicare l’impegno e le campagne, soprattutto cercando di informare l’opinione pubblica. Vediamo appunto brevemente gli sviluppi.



Europa e . . . NATO

Non aggiungo molto sui progetti statunitensi per l’Europa, perché sono l’aspetto più noto e su cui si è sviluppato un considerevole movimento, a partire da Praga e a livello europeo: il quadro precedente mostra la collocazione del sistema specifico nel sistema complessivo, “fino a 10” missili per la Ground Based Mid Course Defence (GMD) da schierare in Polonia entro il 2011-2013, e un X-band European Mid-Course Radar (EMR) in Repubblica Ceca, di alta risoluzione, con fascio sottile per discriminare le testate vere dalle contromisura, e guidare i missili intercettori. L’argomento che questa collocazione sia la migliore proteggere l’Europa centrale da missili provenienti dal Medio Oriente (a parte l’argomento che quei paesi non possiedono, e non possiederanno a lungo, missili affidabili di tale gittata) è stato criticato anche a livello ufficiale per il fatto che resta scoperta l’Europa meridionale, tradendo ulteriormente il fatto che l’obiettivo principale è l’intercettazione di missili provenienti dalla Russia.

Ma la considerazione generale che premettevo prende forza anche per il fatto che anche la NATO intende sviluppare una difesa missilistica composta di tre sistemi :

• il progetto del multi-layered “system of systems” (Active Layered Theatre Ballistic Missile Defence, ALTBMD) di difesa di teatro per le proprie truppe in missione, contro missili balistici a breve e medio raggio;

• nel summit dell’Alleanza dell’aprile 2008 ha riconosciuto che la schieramento del sistema statunitense proteggerà molti alleati, ed ha convento che esso sia parte integrante di una futura architettura della NATO che estenda la copertura ai territori degli altri alleati non coperti;

• il “NATO.Russia Council” lavorerà per creare le condizioni per condurre con Mosca operazioni congiunte di difesa missilistica di teatro (TMD) durante missioni di risposta alle crisi.

Ma non basta. La ALTBMD consisterà di difese ad alta e media quota, mentre la difesa a bassa quota sarà garantita da altri sistemi. In primo luogo il sistema Patriot (PAC-3), che Washington ha promesso anche alla Polonia in cambio dell’istallazione dei 10 missili intercettori. E poi . . . ma qui viene la ciliegina sulla torta!



Uno . . . “Scudetto”anche per l’Italia?

È già, perché il nostro paese – a parte il giallo della firma del progetto statunitense da parte del governo Prodi, che si comportò come i ladri di galline – coltiva ambizioni proprie! Ha dell’incredibile che la Sinistra abbia fatto parte del governo, con una presenza nelle Commissioni Difesa, e la quasi totalità dell’opinione pubblica ignora che l’Italia sta sviluppando attivamente dei progetti in collaborazione con Germania, Francia e USA! Basta cercare con un motore di ricerca “Camera dei Deputati Commissione Difesa MEADS” per trovare i resoconti di tutte le sedute che hanno discusso il progetto MEADS almeno dal 2004. I progetti de noantri sono due: 1) Il progetto MEADS (Medium Extended Air Defence System, basato sul sistema statunitense SAM), firmato nel 1995 tra Italia (15 %) USA (60 %), Germania (25 %) e Francia (che poi si è ritirata), è sviluppato da un Consorzio Lockheed Martin/Daimler-Chrysler/Alenia Marconi Sistemi, costo previsto $ 3,4 miliardi per il solo sviluppo del sistema: un sistema complesso (radar di controllo di fuoco e di sorveglianza, computer di gestione della battaglia, comando, controllo e comunicazione, missili, lanciatori, ricarica tori), molto mobile di difesa di area (10 km) contro missili balistici a corto raggio e cruise, con intercettori a energia cinetica “hit-to-kill”, che dovrebbe sostituire i sistemi Patriot e Nike-Hercules, avendo capacità superiori, maggiore potenza di fuoco e un’architettura aperta per inglobare nuovi sistemi. Nel 2005 il MEADS ha ricevuto un contratto formale dalla NATO per nove anni: il progetto dovrebbe essere completato nel settembre 2009, i test di volo nel 2011, l’entrata in servizio nel 2014.

2) Il sistema Surface Air Moyenne Portée/Terre (SAMP/T) per intercettare missili balistici tattici, aerei e missili cruise, il cui sviluppo, ancora con la partecipazione di Alenia, è in corso da più di un decennio con la Francia (con la quale procede anche il progetto di sostituzione delle Fregate; un secondo progetto è realizzato da Germania, Olanda e Spagna).

Questi sviluppi sono fondamentali per comprendere il processo (mai interrotto) di militarizzazione dell’Italia e di totale integrazione nel sistema militare Atlantico e statunitense, di cui fanno parte, tra i tanti, l’ampliamento della base militare di Vicenza, come la stazione terrestre USA strategica che sorgerà a Niscemi per il controllo del Mobile User Objective System (MUOS) di comunicazione satellitare ad alta frequenza che integrerà comandi, centri dì intelligence, radar, cacciabombardieri, missili da crociera, aerei senza pilota.



Al mercato dei sistemi di difesa missilistica! Escalation generale, rischi crescenti Ma l’adozione di sistemi di difesa contro i missili balistici sta dilagando a macchia d’olio in tutti i paesi importanti del mondo, più o meno dipendenti dagli USA, con un giro di affari impressionante. L’adozione di questi sistemi viene senza dubbio giustificata come una misura, risolutiva, di sicurezza nazionale. Al contrario, come abbiamo osservato, in primo luogo più il sistema è complesso, più è delicato, suscettibile di reazioni incontrollabili, soggetto a rischi di errori: che aumentano spaventosamente in specifici teatri di guerra, dove le tensioni sono esplosive tra paesi geograficamente vicini e/o politicamente instabili, esposti a oscure manovre di servizi segreti o altri gruppi. In secondo luogo, ogni salto tecnologico negli armamenti induce in chi si sente minacciato o sfidato risposte ulteriori, che alimentano una spirale inarrestabile di militarizzazione, proliferazione, e corsa generale agli armamenti (che naturalmente fa la felicità, e faraonici profitti, del poderoso complesso militare industriale, che sembra una delle poche componenti vitali – o meglio mortifere – del sistema produttivo!). Si ripete l’escalation della “guerra globale al terrorismo”, che prometteva un mondo più sicuro, mentre mina ogni giorno di più la sicurezza generale, i diritti fondamentali e la stessa convivenza civile, imbarbarendo le nostre società: soprattutto perché il termine “terroristi” viene affibbiato dai potenti, i quali praticano invece impunemente il “terrorismo di stato”. Così la violenza di Israele verso i palestinesi alimenta la deriva della loro disperazione verso le frange più estremiste; un prodotto della guerra all’Iraq è che migliaia di combattenti si sono sparpagliati nell’intero Vicino Oriente, in Europa e nell’Asia centrale animati da un’ideologia ancor più radicale di al Qaeda e induriti dall’asprezza dei combattimenti. «La minaccia islamica ha sostituito quello che è stato il pericolo comunista durante la guerra fredda: un nemico globale che giustifica una guerra globale» . I nuovi sistemi di difesa missilistica sono proprio in mano ai potenti e diretti verso i loro nemici, per conservare e rafforzare il potere (e fare lauti affari)! Anche a costo di un olocausto nucleare!

Veniamo ai dettagli. Sistemi Patriot sono stati venduti, o lo saranno, a Arabia Saudita, Corea del Sud, Egitto, Germania, Giappone, Grecia, Israele, Kuwait, Olanda, Polonia, Spagna, Taiwan. Gli Emirati Arabi Uniti sembrano intenzionati ad acquistare il THAAD, contro la minaccia iraniana . Israele – Israele anche in questo campo è all’avanguardia . Già ha il famoso sistema intercettore Arrow di difesa contro i missili balistici, costruito dalle Israel Aerospace Industries con la Boeing, ed anche il sistema Patriot. Due anni fa Olmert e l’allora ministro della difesa Peretz approvarono i sistemi anti-missili Iron Dome (concepito anche contro i razzi palestinesi Qassam) e Magic Wand, tra i più avanzati del mondo. Ma circa un anno fa Olmert ha dichiarato il suo appoggio alle Rafael Advanced Industries per l’ulteriore sviluppo di un sistema di difesa multi-layered. India – L’India si sta dotando di sistemi di allarme precoce e di difese missilistiche, con l’aiuto degli USA, di Israele e della Russia, ha avviato anche una propria ricerca e sembra prossima ai primi test . Questi programmi avranno un grande impatto politico e psicologico sia sul Pakistan che sulla Cina, alimentando una corsa agli armamenti, missilistici e nucleari. Si tratta di scelte molto pericolose e destabilizzanti: i tempi di volo dei missili balistici tra i due paesi variano tra 8 e 13 minuti a seconda del bersaglio, e questo accorcia i tempi di reazione per prendere una decisione ponderata (si valuta che il sistema russo richiede 20 minuti tra queste procedure e l’uscita dei missili dai silos per essere lanciati), ingigantendo i rischi di falsi allarmi e reazioni nucleari per errore: la sola risposta razionale ad un allarme è il lancio immediato della ritorsione, prima che i propri missili siano distrutti. Il Pakistan sconta un’inferiorità che lo porta a rafforzare le proprie forze missilistiche, alimentando l’escalation. La Cina, ha sempre criticato le difese antimissile , ma potrebbe rispondere a quelle indiane con misure che comunque sarebbero destabilizzanti: aumento dello stato di allerta dei suoi missili, contromisure tecnologiche, aumento del numero di testate rivolte all’India, fino allo sviluppo di proprie difese antimissile. Taiwan – D’altra parte Pechino è molto preoccupata anche dai progetti di Taiwan, che da alcuni anni sviluppa un controverso programma di difesa missilistica da $ 18 miliardi centrato su tre basi di missili Patriot, forniti dagli USA, che sembra inteso proprio a contrastare la minaccia militare della Cina . Giappone – Ma la Cina è preoccupata anche per i progetti del Giappone , che fin dal 2003 – con il pretesto della crisi coreana, ma probabilmente guardando più a Pechino – ha annunciato l’acquisto di un sofisticato sistema antimissile dagli USA, con un accordo di cooperazione per $ 11 miliardi firmato nel 2004, impegnando l’industria nazionale per schierare uno scudo a due strati che combina sistemi basati a terra e in mare, diventando il secondo paese al mondo dopo gli USA. Il Giappone sta acquistando dagli USA missili Patriot, e produce su licenza il sistema PAC-3.

Nell’agosto 2006 vi furono grandi proteste pubbliche quando il Giappone, preoccupato per i test missilistici della Corea del Nord, richiese lo schieramento nella base navale di Yokosuka di un cruiser Aegis della marina statunitense.

Nel 2006 il contratto con gli USA è stato ulteriormente rafforzato per condividere i rispettivi avanzamenti tecnologici. Il Giappone sta sviluppando una capacità antimissilistica esoatmosferica, la Japan Maritime Self-Defence Force (JMSDF), composta di destroyers equipaggiato con il sistema radar Aegis. Tokyo sta eseguendo una campagna di test: il 17 dicembre 2007 ha abbattuto un missile balistico sull’Oceano Pacifico sperimentando con successo per la prima volta il sistema statunitense Standard Missile 3 (SM-3); è invece fallito un analogo test il 19 novembre 2008 . Corea del Sud – In quel contesto regionale anche la Corea del Sud ha annunciato l’intenzione di costruire un sistema indipendente di difesa missilistica, sviluppando un missile intercettatore terra-aria a medio raggio per distruggere i missili balistici della Corea del Nord , un sistema avanzato di difesa aerea , ed acquistando missili Patriot dalla Raytheon .



Sta per cadere anche l’ultima frontiera? La militarizzazione dello spazio Ma l’escalation, la spirale armamentista, non si ferma qui. Agli effetti destabilizzanti della diffusione dei sistemi di difesa antimissile si aggiunge un ulteriore fattore di estrema gravità: l’introduzione di armi basate nello spazio attorno alla Terra, con sistemi d’attacco completamente nuovi .

Gli USA hanno sistematicamente rifiutato di considerare le ripetute proposte di negoziare un trattato che vieti la militarizzazione dello spazio , rivendicando il diritto di sviluppare e schierare tali armi, e negando invece agli avversari l’uso di capacità spaziali ostili ai propri interessi nazionali. L’Amministrazione Bush ha dichiarato chiaramente la volontà di espandere le capacità militari nello spazio e di mantenere un ruolo dominante, investendo miliardi di Dollari, per acquisire capacità offensive superiori. Secondo il Gen. Cartwright, comandante dello Strategic Command, «lo scopo di sviluppare armi nello spazio è di consentire alla nazione di sferrare un attacco ‘molto rapidamente’». Il 31 agosto 2006 Bush firmò la U.S. National Space Policy, che sostituiva il precedente piano di Clinton del 1996 e ne accentuava i toni minacciosi e preoccupanti, formulando una strategia di superiorità militare e di dominio.

Washington sta istituendo partnerships spaziali con Canada, Italia, Israele, Giappone, Australia, Gran Bretagna ed altri, per attirare la loro industria aerospaziale in questo costosissimo progetto di portare la corsa agli armamenti nello spazio. Il Pentagono pianificherebbe addirittura la possibilità di spedire truppe attraverso lo spazio in due ore in qualunque punto caldo della Terra , e la NASA la creazione di una base sulla Luna per controllare lo spazio . Il controllo di questi sviluppi è estremamente problematico , per l’impetuoso sviluppo di nuovi settori di ricerca avanzata (nanotecnologie, informatica, robotica, intelligenza artificiale, ecc.), per i colossali interessi economici, per la difficoltà di arrestare le applicazioni commerciali che indurranno inevitabilmente il problema della loro difesa da possibili attacchi, per l’irresistibile illusione di (reale o fittizia) supremazia militare: ma gli effetti destabilizzanti saranno deleteri, perché un attacco anche limitato a sistemi spaziali potrà innescare un’incontrollabile escalation militare.

Che cosa farà Obama? Le premesse purtroppo non sembrano incoraggianti: anche se si è ben guardato dal pronunciarsi su questo problema, ha affermato l’intenzione di promuovere le tecnologie avanzate, le capacità di guerra elettronica, la cyber security, per garantire la futura capacità di «estendere il potere globale». Ma anche in questo campo si profila già una competizione e un’escalation a livello mondiale che potrebbero risultare inarrestabili, ed innescare un ulteriore salto di qualità irreversibile nei sistemi militari.

Cina – Il 28 settembre 2008 la Cina ha effettuato con successo la sua terza missione nello spazio con equipaggio umano. Già l’esperimento del gennaio 2007 in cui Pechino lanciò un veicolo autoguidato che distrusse un satellite meteorologico cinese ormai obsoleto aveva destato allarme a Washington, che rispose un mese e mezzo più tardi con il lancio di un intercettore concepito per la difesa antimissile ma modificato per distruggere un proprio satellite con mille libbre di carburante tossico a bordo e in procinto di eseguire un rientro incontrollato nell’atmosfera . Entrambe le potenze avevano così dimostrato di essere in grado di compiere operazioni anti satellite (ASAT). La recente missione Shenzhou-7 è consistita nella prima “passeggiata” spaziale di astronauti cinesi. Ma almeno due elementi pongono inquietanti interrogativi: in primo luogo, la capsula madre ha rilasciato un secondo satellite di circa 40 Kg, il BX-1, che vi orbita intorno trasmettendo oltre mille immagini dello Shenzhou-7 per ogni giro; in secondo luogo, lo Shenzhou-7 ha sfiorato un incidente con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) quando si è trovato a meno di 45 km da essa con una velocità di avvicinamento di 3,1 Km/sec (non è ancora noto invece a che distanza dalla ISS sia passato invece il BX-1). Nonostante le rassicurazioni del governo cinese circa lo scopo pacifico della missione, resta la preoccupazione per la vera natura del satellite secondario, che potrebbe essere un sistema per il monitoraggio ad ampio raggio (Space Situational Awareness, SSA) e con capacità ASAT.

Nonostante le informazioni finora disponibili siano scarse, il passaggio ravvicinato alla ISS e la natura ambigua del BX-1 stanno suscitando a Washington preoccupazioni su un presunto vantaggio acquisito della Cina in questo settore, e sul possibile cambiamento nella sua politica spaziale: una reazione che si registra sistematicamente negli USA, per la paranoia di perdere la supremazia, e che di solito scatena reazioni estremamente negative!

In effetti, lo scorso luglio la China Aerospace Science and Technology Corporation (CASTC) aveva dichiarato l’obiettivo di conseguire il predominio mondiale nel campo della tecnologia aerospaziale sviluppandone entro il 2015 tutti i settori, dai sistemi ottici ed elettronici, ai sistemi di controllo a quelli di lancio, senza l’aiuto di tecnologia straniera. Pechino si sta dotando di una crescente flotta di satelliti di osservazione (attualmente gestisce diversi sistemi di sorveglianza fra cui i satelliti elettro-ottici CBERS sviluppati in cooperazione con il Brasile, e i satelliti radar avanzati elettro-ottici YaoGan e HuangJing). Se questo trend fosse confermato nel futuro, Pechino potrebbe dotarsi di un’efficace rete di satelliti di sorveglianza che moltiplicherebbe le attività quotidiane a livello globale, con la capacità di compiere operazioni sulle attività militari di altri paesi anche per una serie di clienti, oltre che conquistare una fetta notevole del mercato internazionale dei satelliti commerciali e dei servizi legati al lancio di satelliti di altri paesi, alla gestione dei satelliti e allo sviluppo di software per la raccolta di informazioni.

India – Diversa ma non meno significativa la prima missione lunare dell’India con il veicolo spaziale Chandrayaan-I lanciato il 22 ottobre, che dovrebbe orbitare intorno alla Luna per due anni. Questo lancio dovrebbe preparare la prima missione indiana con un equipaggio umano a bordo e lo sbarco sulla Luna (2015): la comunità internazionale è per ora d’accordo nel considerare la Luna come appartenente a tutto il genere umano ma, come sembra avvenire per lo spazio esterno alla Terra, potrebbe scatenarsi una corsa per la sua conquista, e Nuova Delhi potrebbe aspirare a «piantarvi la bandiera». L’India sembra voler partecipare al programma della NASA per la creazione di un habitat artificiale sulla Luna ed alle future missioni su Marte, pur essendo consapevole del budget ridotto rispetto al programma spaziale statunitense, ma delle vantaggiose condizioni salariali e lavorative. Anche l’India ambisce dunque ad un ruolo dominante nella costruzione e nel lancio di satelliti (lo scorso anno lanciò il razzo civile PSLV-C7 che conteneva satelliti indonesiani e argentini) in competizione con Russia, Stati Uniti e Agenzia Spaziale Europea, ma a quanto pare, a differenza della Cina, con obiettivi soprattutto commerciali.



Last but not least: nuovi rischi di proliferazione e programmi nucleari “civili”

Gli allarmi di proliferazione nucleare sono via via aumentati, sia quelli reali (i test dell’India e del Pakistan del 1998, la Corea del Nord), sia quelli ipotetici (Iran, Siria, ecc.) : mentre sono invece passati con meno clamore o sotto silenzio – con la solita politica strumentale dei due pesi e due misure – avvenimenti non meno preoccupanti, come il citato accordo nucleare USA-India, o la completa acquisizione da parte del Brasile di quella tecnologia di arricchimento dell’uranio che viene invece contestata all’Iran.

Quanto siano strumentali, o falsi, o tardivi gli allarmi è stato dimostrato in modo clamoroso dagli sviluppi delle torbide vicende del padre dell’atomica pachistana, A. Q. Kahn. Erano già emerse le complicità e le forniture illegali che questi aveva ricevuto dai paesi più insospettabili , ma lo scandalo esploso nell’agosto 2008 riguardante le spie svizzere Urs e Marco Tinners ha portato alla ribalta relazioni ancora più torbide : sembra accertato che essi erano al soldo della CIA, che li avrebbe pagati 4 milioni di dollari per 4 anni perché fornissero informazioni e tecnologie contraffatte a Libia, Pakistan e Iran (anche altri?), e che l’eliminazione dei documenti da parte delle autorità svizzere sia stata voluta dagli USA per occultare questi legami, più che per la preoccupazione che i documenti potessero cadere nelle mani dei soliti terroristi.

Bisogna insistere sempre che i rischi di proliferazione nucleare sono il prodotto dell’esistenza degli arsenali nucleari, dell’insistenza crescente delle potenze nucleari (in primo luogo gli USA) sul ruolo decisivo di queste armi, e della conseguente inevitabile attrazione che l’arma nucleare esercita su chi non l’ha e per di più si sente minacciato proprio da armamenti nucleari!

La IAEA denuncia che vi sono più di 30 paesi che possiedono materiale fissile sufficiente e le e capacità tecnico scientifiche per produrre armi nucleari . Che cosa accadrà se una crisi internazionale porterà all’uso effettivo delle armi nucleari? Paesi come la Germania e il Giappone dispongono di considerevoli quantitativi di plutonio estratto da ritrattamento del combustibile irraggiato dei loro reattori civili, e sicuramente delle strutture, le capacità e le conoscenze per realizzare armi nucleari in tempi brevissimi, tanto che si parla di threshold proliferation, o latente, o stand-by : si tenga presente che il Trattato di Non Proliferazione consente (detto più chiaramente, le grandi potenze si sono mantenute questa scappatoia!) di recedere dal trattato con tre mesi di preavviso, liberandosi di tutti gli obblighi e i controlli della IAEA! Altri paesi, come il Brasile e l’Argentina, hanno avuto in passato programmi nucleari militari, e probabilmente li hanno interrotti alla soglia dalla realizzazione di testate (la Germania, l’Argentina e altri paesi hanno collaborato con il Sudafrica alla realizzazione dell’arsenale, che poi Nelson Mandela ha smantellato).

I rischi che terroristi, o i cosiddetti “attori non statuali”, o anche Stati possano entrare in possesso di materiali o tecnologie nucleari sono aggravati dagli enormi depositi di materiali fissili accumulati nel mondo, del rifiuto a negoziare un trattato internazionale che vieti la produzione di materiali fissili per fini militari (FMCT, Fissile Material Cutoff Treaty): prevalgono sempre le presunte convenienze nazionali. E ritorna un contraddizione di fondo: se il problema del terrorismo viene richiamato come il più grave nel mondo attuale, a poco valgono contro di esso grandi arsenali nucleari, o difese antimissile, o armi spaziali, che hanno chiaramente ben altre motivazioni!

Ma l’ipocrisia, ed i grandi interessi in gioco, emergono anche con l’attuale campagna filo nucleare di rilancio in tutto il mondo dei programmi di costruzione di reattori nucleari di potenza per usi civili: il classico volere «la botte piena e la moglie ubriaca». In primo luogo, quali bersagli migliori per un attacco terroristico delle centrali nucleari? Ma anche a prescindere da questo (e da tutte le altre considerazioni che non è il caso di fare qui sulle scorie e la pesante eredità dei programmi nucleari), il problema di fondo rimane l’ulteriore diffusione di una tecnologia intrinsecamente dual-use come quella nucleare. Dovrebbe essere superfluo ricordare ancora che tutti i paesi che hanno realizzato la bomba atomica sono passati attraverso la costruzione di reattori nucleari . I reattori, di 3a generazione, che vengono proposti attualmente producono plutonio e attinidi che sono materiali militari, e residui radioattivi di cui basterebbe un quantitativo, o un attentato ad un deposito, a costituire una “bomba sporca” micidiale.

Un paese come la Corea del Nord, che certamente non è un gigante tecnologico, il 10 gennaio 2003 annunciò il ritiro dal TNP, ritrattò il combustibile del suo piccolo reattore di Yongbyon (che si stima possa produrre tra 12 e 19 kg di plutonio all’anno, sufficiente per realizzare circa una bomba), e il 9 ottobre del 2006 eseguì il test nucleare. I controlli sui futuri programmi nucleari civili devono essere eseguiti dalla IAEA, il cui budget attuale rende già problematico eseguire tutti i controlli sugli impianti esistenti, e dovrebbe quindi venire considerevolmente aumentato. Ma gli inganni che si nascondono dietro il sistema di controlli è clamorosamente dimostrato dal “cavallo di Troia” nel regime di non proliferazione (un vero attentato!) costituito dal citato accordo tra USA e India, con il riconoscimento dello status di potenza nucleare di questa al di fuori del TNP, e l’autorizzazione alla IAEA ad ispezionare gli impianti “civili”, mentre in quelli militari Nuova Delhi potrà continuare a fare quello che vuole, anzi di più visto che le forniture di materiali nucleari civili libererà tutte le risorse per quelli militari.

Il movimento per la pace e il disarmo deve assolutamente affrontare anche il problema dei programmi nucleari “civili” perché una visione e un’azione unitarie sono necessarie per cercare di fermare i folli programmi e le strategie che ci stanno portando verso la catastrofe.



Proposte, obiettivi, iniziative

Un’analisi come questa non può concludersi senza cercare di individuare, sia pure sommariamente, obiettivi concreti su cui muoversi per contrastare questo trend allarmante. Non voglio certo parlare delle iniziative di carattere prettamente politico, che spettano ai movimenti e alle forme di organizzazione, che possono sempre riservare sorprese, come è avvenuto nei mesi scorso con l’Onda anomala studentesca. Vi è certamente uno spazio enorme di iniziativa, che dipende però fortemente dalla capacità di diffondere queste notizie e creare un’opinione pubblica consapevole della gravità della situazione. Praga ci ha dimostrato che questo è possibile. Anche i cinque cittadini della zona di Aviano che hanno citato in giudizio presso il Tribunale di Pordenone il Governo degli USA per la presenza delle testate nucleari nella base dimostrano quanto spazio di iniziativa esista: quanti tra la popolazione italiana sanno, non dico di questa causa, ma anche della presenza di 90 testate nucleari in Italia? Quanti, anche fra noi, sanno che il 2 dicembre c’è stata un’udienza della Cassazione per stabilire se è legittimo che cittadini possano citare in giudizio uno Stato? Non è ancora nota la sentenza, che sarà decisiva non solo per il proseguimento di questa causa, ma per dare sostanza alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che all’Art. 8 stabilisce: «Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge». Sarà quindi un banco di prova fondamentale per garantire questo spazio, il diritto di persone di qualsiasi parte del mondo – palestinesi, irachene, iugoslave, cecene, come italiane, tedesche, e così via – di potere effettivamente difendere i propri diritti – quei “Diritti Umani” la cui violazione viene sempre strumentalmente addossata agli altri – contro gli abusi degli Stati e gli atti di “terrorismo di stato” (ricordate quando Sharon doveva essere processato da un tribunale in Belgio?). Sappiamo che il governo tedesco è in possesso di un documento che conferma tutta la pericolosità del DU (uranio depleto), ma lo tiene nascosto : quel governo tedesco che rifiuta di pagare i risarcimenti ai lavoratori coatti dai nazisti, e il 23 dicembre (in combutta con Berlusconi e Frattini) ha presentato un ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia proprio perché non venga riconosciuto a un cittadino il diritto di citare in giudizio uno Stato! I diritti umani fondamentali e i rischi di guerra nucleare non sono problemi diversi

Mi limiterò ad elencare molto schematicamente, senza nessuna pretesa di completezza e in forma aperta, alcuni obiettivi e alcune scadenze su cui credo sia possibile lavorare, informare e creare consapevolezza e mobilitazione. Il nostro governo si appresta ad indicare i siti per la localizzazione delle centrali nucleari: è più che mai necessario allargare l’informazione e creare mobilitazione. Il movimento anti nucleare è vivo anche in Francia, Spagna, Slovacchia e altri paesi, e poiché i programmi di rilancio del nucleare sono internazionali è necessario che anche il movimento acquisti una dimensione internazionale.

Occorre naturalmente allargare l’opposizione al progetto di Scudo in Europa, ed intensificare le pressioni sui governi e le alleanze per la ripresa del processo di disarmo nucleare. Ad esempio informazione e iniziative sul problema delle testate nucleari in Italia e in Europa . Il problema dei porti nucleari. Opposizione alle basi militari sul nostro territorio.

Per questi obiettivi si avvicinano scadenze cruciali: in particolare, il sessantesimo anniversario della NATO nel 2009, e la Conferenza di Revisione del Trattato di Non Proliferazione nel 2010.

Per queste scadenze ci sono alcuni obiettivi chiari che dobbiamo affermare: misure immediate che allentino le tensioni e allontanino i rischi (eliminazione dello stato di allerta delle armi nucleari); revisione del Concetto Strategico della NATO, con la rinuncia al riferimento sostanziale agli armamenti nucleari ; riproposizione delle Nuclear Free Zones in Medio Oriente, nel Mediterraneo, nei paesi dell’Europa Orientale, in Europa, nella penisola coreana.